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Agosto 2000 - Ucraina, Russia, Bielorussia

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Diario di viaggio dell'Agosto 2000
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(introduzione, Austria, Slovacchia, Polonia (prima parte))

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Finalmente arriva il grande giorno. Come sempre sono in ritardo. Ho appuntamento in tarda mattinata con Andrea B., un mio amico toscano. Con Andrea si è instaurato un rapporto particolare, come solo chi frequenta molto Internet può capire. Infatti non ci siamo mai visti, ma condividiamo entrambi una grande passione per i viaggi in moto, pre ciu si èp instaurata, nell'arco di poche mail, una confidenza che me lo fa definire "amico". Fatto sta che all'ora concordata per trovarci dalle parti di Grosseto, sono ancora a casa.

Purtroppo la sera prima della partenza ho fatto tardissimo per preparare la maggior parte dei bagagli, per cui al mattino mi son dovuto alzare piuttosto tardi. Verso le 10 mi viene a trovare Alessandro, un mio compagno di università, che assiste agli ultimissimi preparativi. Mi fa piacere che sia venuto a trovarmi, mi aiuta a portare giù le cose, e poi mi piace salutare qualcuno che sia esterno alla mia famiglia e che mi dica cose diverse dai soliti avvertimenti "Vai piano", "Stai attento", ecc, ma che amgari mi rivolga anche frasi più ottimistiche e positive, del tipo "Buon viaggio", "Divertiti", "Non scopare troppo con le russe!".

Caricata la moto e fatta la foto di rito, che Alessandro si offre di scattare, finisco di vestirmi. Questi istanti sono incredibili, è molto difficle descriverli. Sei lì, ancora sotto casa, ma con la mente sei già a migliaia di km di distanza, percorri distanze ampissime in pochi secondi, e il bello è che li sogni, perchè non ho mai visto la maggior parte dei luoghi incui sono diretto. Ogni gesto è lento, come ad assaporarlo con più attenzione, come a capire effettivamente e fino in fondo che "STO PARTENDO!".

Con la mente, mentre mi allaccio cinture e cinturini, ripercorro mentalmente le cose che dovevo portare, e faccio un ultimo sforzo per capire se sto dimenticando qualcosa. No. Pare sia tutto a posto. La giacca è allacciata, è tardi al punto giusto, il motore della moto gira già da qualche minuto, fa un caldo infernale: sono pronto per partire. Infilo le cuffie dello stereo nelle orecchie, indosso il sottocasco, infilo il casco, lo allaccio e sistemo tutte le chiusure. Ingrano la prima, e vewngo a contatto per la prima volta, come ogni anno, con la mole innaturale della moto, carica fino all'inverosimile. "Ci farò l'abitudine in pochi km" mi dico, e finalmente salgo la rampa del garage.

Ormai la mattinata ha superato la metà, avverto Andrea con un messaggio di non aspettarmi per le 12/13, ma farò un po' più tardi. Mi infilo nel traffico di Roma, guardando divertito gli automobilisti che a fine luglio, con una temperatura tropicale, vedono sbucare un marziano carico come un mulo e vestito di tutto punto.

Questa è la fase più noiosa del viaggio: uscire dalla città. E' pieno di semafori, la moto non ha il tempo di allungarsi che già devo frenare, stando attento a non strusciare con le valigie lòaterali, di cui devo riprendere nuovamente le misure.

Finalmente imbocco il GRA e inizio ad andare. La musica mi accompagna, aggiungendo quel tocco che mi è sempre mancato in moto. Era una delle pochissime cose che invidiavo alle macchine, ma da quando ho comprato il cd portatile, ho eliminato anche questa carenza della moto.

L'Aurelia è come sempre, offre pochi spunti, a parte le bellissime ciminiere di Civitavecchia prima e di Montalto poi. Le ciminiere negli ultimi anni mi attirano sempre di più, insieme ai vari impianti industriali e chimici, che con i loro enormi tubi in alluminio, le loro ciminiere rosse e bianche e i fumi di diverse gradazioni di bianco hanno un qualcosa di angosciante che mi attira molto.

Ormai è scandsalosamente tardi, e telefono ad Andrea dicendogli di non aspettarmi per pranzo, ma di fare con comodo, tanto prima delle 15 non sarei arrivato. Per giustificare il ritardo vergognoso invento una scusa, aumentando notevolmente l'orario a cui mi ero coricato la notte prima, per non stare a spiegare i motivi reali per cui avevo fatto tardi. Alla fine raggiungo l'uscita dell'Aurelia dove avrei dovuto incontrarlo, esco e finalmente do' un volto a un 'altra persona. n'altra delle cose divertenti delle amicizie "telematiche", è quella che inevitabilmente si finisce per dare un volto immaginario alle persone con cui scambi mail più frequentemente, e ad Andrea avevo dato la faccia di un quarantenne con la panzetta. Chissà perchè, visto che sapevo benissimo che aveva praticamente la mia età. Infatti mi si presenta davanti un bel ragazzo alto, mi pare con un po' di barba, che mi accoglie con un grande sorriso, presentandosi. Finalmente anche lui mi da' un volto, chissà come mi aveva immaginato!

Quasi subito mi chiede se voglio mangiare qualcosa e visto che non ho mangiato nulla, accetto molto volentieri. Ci mettiamo in moto e in pochi minuti arriviamo a un piccolo locale molto carino. Servono salumi tradizionali toscani (almeno per il poco che capisco di queste cose) e tanto mi basta: faccio preparare un panino con un salame dalla faccia molto appetitosa e, tanto per non smentirmi, alla faccia della sicurezza e della prudenza, prendo anche una bella birra.

Ci mettiamo seduti e iniziamo una bellissima conversazione. Era proprio come me l'ero immaginato, aspetto fisico a parte. Uno spirito acuto, intelligente, e con diverse passioni in comune con me. Infatti in breve tempo finiamo a parlare di politica. E' incredibile come la Russia stimoli immediatamente il discorso politico, a prescidenre dallao spunto con cui se n'e' iniziato a parlare! Con nessun altro paese è così, nemmeno con la Cina che, a sentir loro, sono ancora comunisti.

Parliamo del mio viaggio passato, di cosa mi aspetto, e del viaggio che ho appena iniziato. Non so bene cosa dire, perche' sapevo che le terre che stavo per attraversare avevano poco a che vedere con la Russia che avevo visto lo scorso anno, però non sapevo bene cosa dovevo aspettarmi. Mi spiaceva vedere nei suoi occhi la tristezza per non poter inforcare la moto e proseguire insieme il viaggio. "Sarà per l'anno prossimo". Speriamo.

Dopo un'ora devo salutarlo, ero ancora relativamente vicino a Roma, e in giornata dovevo arrivare praticamente in Francia. A malincuore ci salutiamo, dandoci l'appuntamento al mio ritorno, non si sa bene quando. Mi indica la strada, e lo lascio che parla al cellulare. Meglio così, posso andar via con più tranquillità.

Riprendo l'Aurelia a 4 corsie dopo qualche chilometro e la musica mi aiuta a superare piacevolmente gli altrimenti noiosissimi chilometri di superstrada. Il tempo è ottimo, fin troppo visto che fa un caldo notevole. Un altro dei luoghi comuni che hanno i non-motociclisti è che in moto faccia comunque più fresco. Purtroppo non è vero, quando fa molto caldo, l'aria rovente è fastidiosissima, e quando la temperatura è molto elevata, devo chiudermi fino al collo, come in pieno inverno, per evitare la sensazione ustionante del vento sulla pelle delicata del collo.

Tengo una media piuttosto elevata, ma nonostante questo continuo a rimanere lontano da Grimaldi, la mia meta. Probabilmente è la stanchezza accumulata nelle ultime settimane a darmi questa isofferenza, o semplicemente devo riprendere l'abitudine a stare in sella per molte ore filate. Con un sorriso compiaciuto mi dico che nei giorni seguenti avrò modo di riprendere questa resistenaz fisica. Ricomincio a sognare le lunghe tappe che mi aspettano, atraversando posti mai visti e che mi attirano in modo morboso, chissà perchè.

Forse perchè anch'io, come le persone di cui critico la mancanza di elsticità, vedo nell'Est dei posti "lontani", e questo già mi basta per amarli.

Ormai è scesa la notte, e percorro sotto le stelle gli ultimi chilometri di Liguria, perdendomi nelle luci della costa. Mi figuro la vita estivanelle località di villeggiatura. E' una vita che conosco bene, in quanto l'ho fatta per molti anni, sempre insieme ad Emanuela, che ora sto raggiungendo. Si sta la giornata al mare, scherzando e giocando con gli amici, si fa uno, due, cinque bagni, si prende il sole, ci si baccaglia un po' o si cerca di baccagliare qualcuno/a, poi ci si dà appuntamento per la sera. La cena, la doccia, la cura dell'aspetto, sistemandosi decine di volte tutti i dettagli davanti allo specchio, poi finalmente si può uscire, magari sollecitati dai colpi di citofono degli amici venuti a chiamarti. Poi si esce, e qui iniziano le differenze più grandi tra le diverse persone. Quelle amanti della vita notturna troveranno qualcosa da fare prima di andare in discoteca, mentre quelle più tranquille si lasceranno andare alle passeggiate sul lungomare o nei parchi pubblici. Stavo pensando a tutto questo, e alle estati dell'adolescenza passate in Calabria cercando di conquistare Emanuela, quando, con ancora negli occhi le migliaia di luci della costa, mi accorgo che ormai sono arrivato.

Già da qualche chilometro notavo delle file interminabili di macchine stracariche che andavano verso il confine con la Francia. Guardando bene dentro gli abitacoli, mi sono accorto che consocevo bene quelle persone. Sono gli emigrati che tornano in patria per le ferie, e portnao indietro tutto quello che possono, caricando al'inverosmile delle macchine che spesso sono vecchie e malandate. Insieme ad Emanuela li avevo già visti in Spagna del sud diretti verso Cadice, però nel '98 non mi colpirono in questo modo, erano più "diluiti". Qui invece è una processione continua, uno dietro l'altro, a distanza di qualche centianaio di metri, per chilomentri e chilomentri. Sembra una lunga processione, e l'enorme pacco che accompagna ogni tetto finisce per farmi venire in mente un lunghissimo cordone di formiche, che portano sul dorso il cibo che sono riusciti a prendere. Una infinita processione per togliere quello che nel nostro mondo occidentale probabilmente non servirebbe più a nulla, e portarlo nelle terre di origine. Un po' coime si fa da noi quando arrediamo le case di campagna. In genere ci si mettono le cose che non si usano più e che , piuttosto di buttare, finiamo di sfruttare in un posto in cui nessuno può vedere, o comuqneu criticare, un piatto scheggiato o una tazza sbeccata.

Continuando a ragionare sulle formiche africane, mi infilo in una area di servizio per avvertire Emanuela e farmi dare nuovamente le indicazioni della strada da seguire una volta uscito dalla autostrada. vorrei fare benzina, ma la fila di formiche in coda alle pompe di benzina mi fa desistere, nonostante sia in riserva già da qualche chilometro. Confido in un 24 ore.

Sento Manu al telefono, mi ripete per l'ennesima volta le idicazioini, che annoto su un foglietto, uno dei miei soliti foglietti che infilo nella tasca posteriore destra dei pantaloni, e che regolarmente dimentico di leggere.

Mi rimetto in viaggio, ed esco alla prima uscita. In pochi minuti arrivo a Ventimiglia, ma la vedo da lontano. Infatti prendo quasi subito nua deviazione che mi porta verso la Francia. La strada è bellissima. Per me che sono di Roma stupisce sempre il fatto che una strada che inizia a  pochi metri da casa ma, a Roma, sia sempre la stessa strada anche a centianaia di km di distanza! E soprattutto che cambia in modo così incredibile le sue caratteristiche: passa da una strada cittadina caotica e intasata a una rapida superstrada a 4 corsie, a una stradina di montagna che passa in mezzo ai boschi dalle parti di La Spezia, per poi tornare una strada intasata lungo la costiera ligure, e trasformarsi nuovmanete in unas trada tutta curve nei pressi della Francia, dove finalmente l'Aurelia ha la possibilità di terminare.

I paesaggi che si aprono sul golfo di xxx sono stupendi: le luci si riflettono sul mare, e la mente ha ancora la possiblita' di spaziare un po', sia nello spazio che nel tempo, tornando agli anni dell'infanzia e dell'adolescenza, quando mi trovavo nel bel mezzo di luci identiche.

Poco prima di arrivare a Grimaldi si apre uno scorcio meraviglioso che abbraccia tutto il golfo, fino a Montecarlo, che brilla in lontananza di ori e cristalli.

Le indicazioni per arrivare alla casa di Manu sono precise, e in pochi minuti mi trovo sotto casa. Mi sta già aspettando fuori.

Sono stanchissimo, complice il poco sonno sulle spalle e la poca abitudine a lunghe cavalcate. Conto di riprendere quest'aultima in pochi giorni, mentre per il sonno da un paio d'anni a questa parte ho rinunciato anche al ricordo delle lugnhe dormite che facevo.

La cenetta è intima, e la gusto con piacere, anche perchè penso che per un po' di giorni sarà l'ultima cena decente che farò.

Sono previsti due giorni di riposo completo al mare, poi ci metteremo in viaggio per incontrare Adriano, Ombretta  e Marco a Vienna. Chissà se quest'anno ci riusciremo, dopo il fallimento dello scorso anno, quando ci simao persi per Strada Andrea, tornato indietro per un rigurgito di paura, e con Adriano ci siamo incontrati, invece che a Vienna, a Varsavia, 5 giorni dopo l'appuntmanto iniziale.

Le giornate al mare trascorrono lente, e dentro di me dò ragione a Emanuela e benedico questi tre girni di riposo forzato: mi ci volevano proprio! Come in tutti i soggiorni al mare, gli unici pensieri sono l'ora a cui alzarsi, cosa mangiare, e l'ora in cui andare in spiaggia. Mi guardo intorno col piacere che provo ogni volta che mi trovo in un posto che non conosco e, non sentendomi già più in Italia, inizio a provare il piacere di trovarmi straniero in terra straniera.

E' una sensazione strana, non saprei descriverla, ma il pensiero di non conoscere nulla del posto in cui mi trovo mi piace, il dover scoprire tutto mi affascina, soprattuto prchè so che dovrò ricorrere all'aiuto delle persone, e questo ogni volta mi offre la possibilità di incontrare personaggi spesso "originali".

La spiagiga più famosa vicino casa di Emanuela è quella dei Balzi Rossi. Effettivamente è un bel posto, nemmeno troppo affollato, specie contando che siamo in alta stagione.

Per arrivare alla spiaggia abbiamo due possibilità: o prendiamo la moto e facciamo un lungo giro passando dal confine italiano di xxx, sconfinando in Francia e rientrando in basso dal confine francese, oppure scendere a piedi lungo un sentiero molto scosceso che si districa tra le innumerevoli serre che si stendono sui finachi della collina. Optiamo per quest'aultima scelta: entrambi sappiamoc he nelle prossime settimane la moto sarà la nostra sedia principale. E poi mi diverto molto a fare un po' di trekking in luoghi accidentati. E la straidna che scende al mare lo è, ripida e incolta com'è!

Con curiosità, la prima volta che la percorriamo, sbircio nella prima serra. Tutot mi sarei aspettato, ma non una distesa di...piante grasse! Nella mia ignoranza, mi aspettavo limoni, come in costiera amalfitana, o i fiori pre ciu è celebre la Costa di Ponente. Invece solo piante grasse. Questione diugusti, ma non trovo particolarmente attraenti queste piante.

Anche le altre serre hanno questa coltivazione: migliaia e migliaia di piante grasse, su tutto il fianco della collina.

Passimao anche su una passarella in metallo, attaccata alla roccia viva, e sospesa nel vuoto. La griglia che c'è sul fondo permette ai nostri occhi di fare un volo di qualche decina di metri, e l'aspetto del metallo e l'ondeggiare evidente di tutta la struttura inizia a farmi temere, ma per fortuna in pchi metri torniamo al nostro caro sentiero, che diventa sempre più scosceso.

Alla fine arriviamo tutti interi e iniziamo ad arrostirci, come tutti quelli attorno a noi. Il resto della giornata passa senza grandi novità, e la sera inizio già a pensare cosa fare neigiorni seguenti. Decidiamo per un'altra giornata di mare, e per una gita a Montecarlo. Prima di vedere le terre del cosiddetto "socialismo reale" sono curiosissimo di vedere l'emblema del capitalismo e dello sfarzo.

Il giorno dopo porto il libro di grammatica russa e inizio a studiare sotto a un pino gigantesco. Oltre ad avere voglia di riprendere alcuni concetti che dopo pochi giorni avrei rimesso in pratica, era già uscita la mia insofferenza per il calore e la vita monotona della spiaggia. Dopo un'ora di studio intenso, naturalmente arriva la voglia di fare un bel bagno e mi getto con gioia nell'acqua, piacevolmente mossa. Tanto per tornare meglio indietro negli anni, faccio anche qualche tuffo da una roccia a 3/4 metri sul mare. Questa era la mia attività preferita da bambino, gettarmi da punti sempre più alti. C'era sicuramente la componente esibizionista che mi faceva arrampicare sempre più in alto per suscitare le grida di preoccupazione di Emanuela e dei miei genitori, ma anche per l'adrenalina che questi salti, della durata di sencondi sempre più lunghi, mi procuravano.

Dopo il bagno facciamo una passeggiata a piedi fino in Francia. Il confine dista poche centinaia di metri, e abbiamo l'occasione di passare davanti all'unico ristornati ai Balzi Rossi, e ridendo guardiamo i prezzi: antipasti da 150mila lire, primi da 50mila, ecc. Meglio una frittata con le patate, innaffiata da una bella birra ghiacciata e magari a lume di candela!

Arriviamo fino al porto di Mentone e cogliamo l'occasione di fare una doccia. E' incredibile come il paesaggio cambi nel giro di pochi metri. La Liguria è già ordinata e benestante rispetto a tante altre regioin italiane, ma la differenza con la Francia è comunque evidente. La cosa che colpisce è che ci sia un cambiamento repentino, al solo sorpassare la linea di confine, ormai ininfluente grazie all'accordo di Schengen.

Lo stesso porto, che in Italia è sinonimo di sporcizia, spesso cattivi odori e cattiva cura, a Mentone è curato come un club privato. La doccia di cui abbiamo usufruito era una doccia pubblica, gratuita. In Italia le poche docce che si trovano sui litorali sono di prorpeità dei vari stabilimenti balneari che fanno pagare salato un po' d'acqua per togliersi il sale di dosso. Iniziamo a vedere delle barche lussuosissime, ma contiamo di stupirci per bene il giorno dopo, quando saremmo andati a Monaco.

La mattina seguente mi sveglio presto: l'inattività già inizia a pesarmi. Mentre Manu dorme arrivo fino a Latte per fare la spesa. Ne approfitto per riprendere la moto, dopo due giorni di abbandono totale. La strada di giorno ha un'altra bellezza: finalmente si vedono chiaramente i paesini in lontnanza, le palme che punteggiano le coste, però non c'eè più la magia delle luci tremolanti della notte.

Dopo pochi km arrivo al supermercato di Latte e compro un po' di provviste, comprese le ultime cose che mancavano alla lista delle vettovaglie che ci saremmo portati in viaggio. Una di queste era il barattolo gigante di Nutella. Questa abitudine è entrata in uso da un paio d'anni. Rappresenta, dal mio punto di vista, la miglior soluzione per la colazione. Normalmente prendevamo dei biscotti, ma spesso le confezioni sono troppo grandi per essere finite subito, ed è un problema trovare poi il posto per portare con noi gli avanzi, per colpa delle borse della moto piene come uova! La Nutella, invece, oltre ad essere compatta, dura per molto più tempo e consente di fare delle colazioni golose, comprando solo del pane fresco, che è ottimo in uttto il mondo.

Dopo aver preso anche dei biscotti per le ultime due colazioni da fare, un paio di birre e qualche altro stuzzichino, torno a casa, aspettandomi di trovare Manu in piedi e impegnata a preparare la tavola o l'itinerario della giornata.

Entro in casa e trovo l'oscurità che avevo lasciato un'ora prima: dorme ancora, il biglietto che la avvertiva del mio allontanamento temporaneo era ancora li'. Sorridendo, con un po' di invidia per la sua capacià di farsi ancora delle belle dormite da dieci ore, mi avvicino e la sveglio con un bacio: ora può iniziare la giornata!

Lo scampolo di mattina che rimaneva l'abbimao trascorso pulendo il giardino, leggendo un po' e facendo qualche foto al panorama splendido di cui si gode da li'.

Ormai sono smanioso, la voglia di avventurarmi in posti sconosciuti è fortissima: voglio partire! Per fortuna il programma di quell'ultima giornata al mare era movimentato e interessante. Verso metà pomeriggio iniziamo ad andare verso la Francia. La dogana è inesistente, e proo a immaginare come saranno quelle che dovremo incontrare, eredi della burocrazia elefantiaca sovietica.

Le indicazioni per uscire da Mentone ed andare verso Monaco sembrano chiare, ma finiscono per farci perdere in una marea di deviazioni. Veniamo quasi obbligati a prenderel'autostrada, ma non ho la minima intenzione di farlo, per cui continuo a cercare la statale che porta fino a Monaco. Dopo una mezz'ora di tentativi finalmente imbocchiamo la strada giusta, usciamo dal paese e riprendiamo a costaggiare il mare. Poco prima di arrivare a Montecarlo Manu suggerisce una deivazione a Roquebrune.

Il paese è aggrappato alla roccia, e la strada che vi arriva è molto ripida. Arriviamo direttamente in centro, lasciamo la moto e ci addentriamo nella zona pedonale. L'aspetto è quello solito sintentico e finto delle località turistiche alla moda. Tutto è perfetto, pulito e profumato, nulla è fuori posto. Inizio a desiderare sempre più di immergermi nelle imperfezioni e nell'umanità dell'Est!

In pochi minuti siamo di nuovo in sella, precipitnado a valle per ripnredere la statale che in pochi km ci porta a Monaco. Anche la frontiera del principato più famoso del mondo è puramente formale, e nel giro di pochi metri ci troviamo immersi...nei cavalcavia!

Il posto è microscopico, e per consentire il passaggio di migliaia, forse milioni, di automobili ogni giorno, hanno costruito decine di cavalcavia, spesso uno sopra l'altro, su più livelli. Iniziano immediatamente i grattacieli. Immediatamente mi stupiscono due cose: mi sarei aspetato di vdere solo grattacieli avvenistici e ipermoderni, invece mi trovo davanti a dei palazzoni alquanto squallidi. Mi perdo nel pensare quanto possono costare gli appartamenti, sicuramente microscopici a giudicare dall'addensamento dei balconi e delle finestre, e dal compiacimento che sicuramente hanno i proprietari di quei loculi quando dicono agli amici: "la prossima settimana andiamo nella nostra casa a Montecarlo!". L'altra cosa che mi stupisce è che sono nella maggior parte dei casi chiusi. Fa un effetto strano vedere dei palazzoni di 10/12 piani con quasi tutte le tapparelle abbassate: da' la sensazione dell'abbandono. Anche qui mi metto a fantasticare su  come questi appartementi siano costruiti con l'unico intento di metterli a disposizione a chi vuole prendere la cittadinanza monegasca con l'intento di non pagare le tasse del proprio paese. Questo spiegherebbe la presenza opprimente di tutti questi grattacieli e il fatto che, a ridosso di agosto, siano praticamente tutti vuoti. D'altronde chi prende la cittadinza a Monaco lo fa per non pagare le tasse, non certo per viverci. E allora ecco i grattacieli.

Dopo aver girato un po' nei "bassifondi" di Moanco, stupendomi ancora una volta di come sia più trasandato di tante cittadine italiane, ecco che arriviamo nel cuore del tornado di soldi: la zona del casinò e del porto. La casa da gioco si affaccia sul porto, la strutura è bella, ma non particolare. Il porto è affollato di navi, quasi tutte lussuose. Ci peridamo a girare tra i moli, con in me un sentimento di ribellione che cresceva sempre più. Passiamo di fronte a dei veri e propri traghetti, almeno per quanto riguarda le dimensioni, mentre per il resto sono degli appartamenti di lusso. Alcune barche hanno come tender dei motoscafi che da soli potrebbero tranquillamente arrivare da Civitavecchia fino in Sardegna. Altri per girare sulla terraferma hanno dei motorini normali (non quelli soliti, in miniatura), uno ha una moto di grossa cilindrata. La sensazione insolita è che passando a fianco di questi bisonti, si perde il senso delle proporzioni, e non si capisce fino in fondo "quanto" sono grandi. La vista di uno scooter come quello che ho a Roma mi permette di capire le dimensioni reali dello yacht, accorgendomi che quel motorino potrebbe essere usato tranqiullamnete anche per spostarsi dalla poppa alla prua della nave. alcuni hanno dei veri e propri saloni, in uno di questi c'era un pianoforte a coda che sembrava persino piccolo in quel contesto!

Continuiamo a passeggiare lungo i moli, ormai è buio da un pezzo. Manu incontra una sua ex-professoressa del liceo. Accanto al porto c'è un piccolo spazio per bambini in cui sono collocati una lunga serie di giochi, tutti interamente in legno. Gli unici che conosco sono la dama cinese e la versione gigante di un gioco che ho ancora e che comprai quando ero piccolo in Jugoslavia, in una zona che oggi è nel territorio croato. E' composto da una base con dei birilli messi in circolo, e sopra di essa si trova una specie di forca, con appesa a un lungo filo una palla. Lo scopo del gioco è quello di far ruotare la palla in modo da abbattere tutti i birilli. Mi diverto a immaginare quanto durerebbero questi giocih in un parco pubblico di Roma, o di una qualunque città italiana. Chissà perchè in Italia non c'è il rispetto per il pubblico e tutto in breve tempo viene imbrattato, rubato, rotto.

Ormai la giornata è finita, stiamo morendo di fame e non ci va di spendere una fortuna per mangiare un panino. Per questo ci incamminiamo verso la moto, faccio la foto di rito alla targa di Monaco, consapevole che sarà l'ultima volta che metterò piede in questo piccolo regno. Adesso ho veramente voglia di partire, il grande giorno è quasi arrivato.

Tornati a casa iniziamo a preparare le valigie per la partenza della mattina seguente. Destinazione: Udine, da mio zio. Da lì poi arriveremo facilmente a Vienna, luogo dell'appuntamento con gli altri.

Nei giorni scorsi ho sentito sia Marco che Adriano, e mi hanno detto di essersi messi d'accordo che Adriano e ombretta partiranno da Roma per raggiungere Marco a Bergamo, e poi da lì, insieme, sarebbero partiti per Vienna, facendo molti km in più rispetto a me.

La mattina dopo, come sempre, ritardiamo tutte le operazioni, e alle 12 siamo ancora lì. Finalmente partiamo, ma solo per fermarci dopo poco tempo a Ventimiglia per comprare un pensiero a mio zio. Ci facciamo indicare la migliore pasticceria della città e lì compriamo dei biscotti e qualcosa per il pranzo.

Finalmente riusciamo ad uscire dalla città e cidirigiamo verso l'autostrada.  A pochi metri dallo svincolo entriamo in un distributore per fare il pieno. Manu scende e, come sempre da parecchi anni a questa parte, si avvicina alle pompe per farmi benzina, mentre io tengo alzata la borsa da serbatoio. appena scende e si toglie il casco, il benzinaio più vicino corre a prendere il tubo. Manu si aspetta che glielo porgesse, invece la ignora completamente, la evita e fa per avvicinarsi a me e darmela. La situazione era paradossale perchè io ero del tutto impossibilitato a prendere il tubo, impegnato com'ero con entrambe le mani. Manu da diuetro dice al tizio di darlo a lei, che stava con me. Il tizio continua a ignorarla e mi porge l'erogatore. Impacciato più che mai riesco a prenderlo e inizio a far benzina. Nel frattempo il benzinaio torna dai suoi colleghi e iniziano a fare battute cretine a Manu, che ormai era imbestialita. La trattavano veramente come una minorata, facendo le classiche battute pesanti e tirando fuori tutti i possibili luoghi comuni sulle donne in moto. Lacsiamo in fretta il distributore, prima che Manu aggredisca i tizi e finalmente entriamo in autostrada. Non considero ancora iniziato il viaggio, lo fdarò la mattina dopo quando ci rimetteremo in marcia a un passo dal confine austriaco.

Il viaggio scorre via noioso, per fortuna la musica e le chiacchere consentite dall'interfono fanno passare il tempo più rapidamente. Dalle parti di Verona entriamo in una coda di parecchi chilometri. Dopo circa 20 km di macchine completamente ferme, con noi che passavamo sulla corsia di emergenza, arriviamo al punto dell'incidente e scopriamo che si tratta di un tir rovesciato. Non riesco a capire cosa trasportava, comunque componenti di costruzione, sembravano dei tubi di cemento armato dal diametro gigantesco.

Naturalmente siamo in ritardo e mio zio ci sta aspettando già da parecciho quando gli telefoniamo per dirgli che finalmente siamo arrivati. Mi spiace molto perchè aveva programmato una piccola escursione in città e nei dintorni per farci visitare un po' la città in cui vive, ma purtroppo arriviamo in tempo solo per la cena.

I miei zii materni sono divisi in tutta Italia, tra Roma, Pisa, San Vito e Udine. Per anni non li ho mai conosciuti, a casusa del pessimo rapporto che aveva mia madre con i suoi fratelli. Nehgli ultimi anni, però, si erano tutti riavvicinati, e adesso si sentivano spesso. E' la terza volta che incontro mio zio, che mi annuncia che a cena ci sarà anche suo figlio, cioè mio cugino, la moglie e altri amici. Se mio zio l'ho visto poche volte, è la prima volta che incontro questo cugino friulano.

Veniamo guidati prima fino a casa per cambiarci, posare la moto e i bagagli e subito ripartiamo verso il risotrante.

L'incontro con miocugino e un suo simpaticissimo amico scorre piacevolmente, e la serata assume l'aspetto familiare e confidenziale che si trova tra persone che si conoscono bene.

Dopo cena andiamo a casa di mio cugino e, per non smentire lesue origini nordiche, apre la riseva di grappe, tutte fatte da lui. In pochi sorsi sono alticcio, per fortuna guida mio zio.

La mattina seguente veniamo svegliati da mio zio alle 8 e veniamo accolti magnificamente da una tavola imbandita. Penso con dolore a mio zio rimasto solo dopo la scomparsa di mia zia lo scorso anno. Ha ancora molto da dare, ha uno spirito talmente giovane!

A metà mattinata è arrivato il grande momento. Dopo dei rapidi saluti e la scorta fino a pochi metri dall'ingresso in autostrada, vniamo scortati da mio zio, che salutiamo "al volo" mentre a un incrocio lui svolta per tornare in città e noi proseguiamo verso la Axxxx

Il tempo è magnifico, il morale altissimo. Inizio a pensare al viaggio che mi aspetta, avendo nella mente tanti punti interrogativi, ma senza paure o altro. Finalmente ero tranquillo. Ho penasto moltissime volte a questo momento negli ultimi mesi. E' buffo perchè a volte mi sentivo onnipotente, l'idea di passare un mese tra Ucraina, Russia e Bielorussia mi sembrava la coas più naturale del mondo. Altre volte, invece, venivo preso da attacchi di paura, temendo che non avrei trovato sufficienti distributori di benzina lungo la strada o che la moto si sarebbe potuta rompere nei luoghi più isolati. Fortunatamente questi momenti erano piuttosto rari, praticamente sempre prevaleva l'ottimismo, la curiosita' e la voglia di viaggiare.

Finalmente sono in viaggio, sono riuscito a realizzare questo progetto, e sono felicissimo di non avere il minimo timore, ma solo la fretta di arrivare il prima possibile in terra "straniera", dove non conosco nulla e nessuno, per iniziare ad osservare e conoscere un latro pezzetto di mondo.

Penso anche all'appuntamneto con gli altri, alla frontiera italo-austriaca. Non ci siamo sentiti nei giorni precedenti, nè quella mattina. Abbiaom fissato un orario di massima, intorno a mezzogiorno. Noi siamo più o meno in orario, e mi chiedo se riusciremo ad incontrarci. L'esperienza dell'ìanno csorso ocntinua a tornarmi in mente, quando Adriano ha avuto un guasto alla moto proprio mentre saliva verso l'Austria. Da tutte le complicazoini che sono sopraggiunte nei giorin successivi, ci incotrammo con Adriano 5 giorni dopo, a Varsavia. Speriamo che quest'anno vadad tutto bene!

Il panorama inizia a diventare montuoso. La strada si infila in una gola progressivamente sempre piu' stretta, come l'alveo di un fiumiciattolo di montagna.

Sono immerso in questi pensieri e nell'ammirazione del panorama, quando davanti a me vedo una motocicletta carica all'inverosimile, che ondeggia un po' sotto il vento e il peso. Anche se ero lintanissimo riconosco immediatamente Adriano.

Dopo pochi minuti riesco a raggiungerlo e scatta la gioia e la sorpresa di un incotrno così fortuito! Meglio di così non avremmo potuto fare!

Ci fermiamo un attimo per salutarci, gli chiedo di Marco e mi risponde che sta tenendo delle medie pazzesche ed e' avanti di parecchio. Ripartiamo.

Mi metto a pensare alla dificoltà di fare un incotrno come quello che ho appena fatto. Sarebbe bastato tenere una media leggermente più bassa o partire anche solo mezz'ora prima, e non ci saremmo mai incontrati!

Penso anche a Marco, al fatto che non lko consoco per nulla, nè come persona nè come guidatore.

L'obiezionie che mi rivolgono smepre i miei amici quando gli dico che parto con un ragazzo conosciuto tramite un annuncio pubblicato da Motociclismo, riguarda l'affidabilità di un personaggio simile. La paura più comune è che io possa incontrare un pazzo maniaco assassino. In realtà questa è l'ultime preoccupazione che mi viene in mente, non so bene perchè. Per carattere ho molta fiducia nel prossimo, e non mi viene nemmeno in mente che io possa incontrare una persona pericolosa. In realtà sarebbe meglio dire che faccio dei controlli preventivi superati i quali sono molto tranquillo. Per esempio, incontro smpre le persone con cui dovrei unirmi in viaggio, organizzando durante l'anno degli incontri. Parlando a viva voce con le persone mi rendo conto un minimo del loro carattere e cerco anche di capire se soon adatti ad affrontare un viaggio del genere. Per esempio, l'anno scorso ero perfettamente a conoscenza che Andrea non era assolutamente adatto ad afrontare un viaggio fino in Russia, ma ho continuato a sopportarlo unicamente per paura di trovarmi in sole due moto.

Quest'anno ero molto più tranquillo e ho vissuto il "reclutamento" dei partecipanti con molta più serenità.

Verso la fine di giugno, ad esempoi, mi telefona un certo Cesare delle parti di Perugia e mi chiede se può unirsi. Inizio a parlarci un pò, a informarmi sulle sue esperienze, cercando di capire anche alcune caratteristiche della sua personalità. In breve mi faccio una brutta opinione, di un tipo prevenuto verso gli ex-sovietici e poco incline ad adattarsi a situazioni difficili, nel senso più ampio del termine, che può rappresentare una fila di ore alla dogana, alla mancanza di benzina, cibo o sonno per molte ore di seguito. Da quel momento gli ho di fatto impedito di unirsi al viaggio. Probabilmente mi sono sbagliato, forse era un tipo affidabile e simpatico, ma purtroppo non era scattata una molla interna che dava l'"ok".

Per cui la paura degli incontri realizzati tramite annunci su giornali o tramite li mio sito internet, mnon riguardava la mia incolumità fisica, bensì il timore delle qualità di guida.

A parte lo scorso anno, ho sempre viaggiaot solo e questo mi ha consentito di mantenere le medie che preferivo, senza dover aspettare o correre dietro nessuno. Se ci si sofferma un attimo, si capisce come può essere insopportabile, dopo pochi giorin, il dover mantenere medie che non sono le proprie. Quajndo guido voglio essere rilassato e non dover pensare a nulla se non ai salti che la mia mente decide di fare, senza dover seguire nient'altro. Pensate invece a dover avere il chiodo fisso di dover guardare negli specchietti e dire "aspettiamolo che è rimasto indietro" e mantenere una media di molto inferiore a quella abituale. Il problema inverso, di dover correre dietro a un altro, in questi viaggi non può presentarsi perchè necessriamente devo guidare il gruppo.

Però l'aver saputo da Adriano che Marco sta facendo l'autostrada intorno ai 180 km/h mi preoccupa un po'. Non per il fatto che io debba faticare per seguirlo, ma solo che poi, quando saremo constretti ad andare a non più di 90 km/h, lui possa innervosirsi con tutto quello che ne conseguirebbe, sull'equilibrio di un piccolo gruppo come il nostro.

Come al solito quando sono immerso nelle mie riflessioni, mi accorgo di essere arrivato all'ultima stazione di servizio prima dell'Austria. Qui c'era l'appuntamento tra Adirano e Marco, per ricongiungersi e arrivare dino alla frontiera per incontrare me, ma visto che ora Adriano ed io ci siamo già incontrati, possimao fermarci tuti tranquillamente per riposarci e sbrigare le solite necessità: pipì, caffè, benzina, bollino autostradale.

Troviamo Marco a fumare, vicino ad un grande gruppo di moto italiane. Ci salutiamo e inizio a sbirciare i nostri vicini. si tratta di un gruppo organizzato dall'associazione sportiva 2000 Moto, di cui l'inverno precedente avevo conosciuto uno dei responsabili, Dino. Iniziamo a chiaccherare, e scopro che tra loro un paio di persone mi avevano contattato per questo viaggio, ma poi avevano dovuto rinunciare non appena sapevano la durata che avrebbe dovuto avere, di circa 3 settimane. Incontro Dino e ci riconosciamo grazie al mio soprannome così isolito, Nelik. Mi riprometto di contattarlo una volta tornato in Italia.

Per il momento ci auguriamo buon viaggio, mentre lui salta sul furgone d'appoggio per il loro viaggio in Romaina.

Il gruppo di moto invece sarebbe partito più tardi, per dare un certo vantaggio al furgone. Inizio a chiaccherare con i ragazzi dell'altro gruppo, e subito iniziano a coprirci di complimenti in una maniera decisamente imbarazzante, sulla nostra temerarietà e coraggio. In particolare uno continua a dirci "Auguri!!!". L'ideale per la mia scaramanzia. Continuo a grattarmi le parti intime, come vuole il più classico dei riti "scaccia-jella" e cerco sempre di cambiare discorso. Niente, quello continua a farci gli auguri, nemmeno gli "in bocca al lupo!". Spero che come al solito siano solo mie manie e che non succeda nulla.

Decido di non fare il pieno perchè l'ho fatto meno di 100 km prima e tra pochi chilometri aremmo entrati in Austria, dove sapevo costava un po' meno.

Dopo un po' ripartiamo. Il gruppo è completo. Ci siamo!

Nei dintorni del confine la moto entra in riserva, stupendomi un po', perchè avevo calcolato ancora qualche decina di km di autonomia. Avverto gli altri che avrei rallentato, e naturalmente si adeguano alla mia andatura. Da adesso in poi non abbiamo più nessun riferimento per incntrarci.

I km passano e non c'e' l'ombra di un benzinaio. Quello della benzina è sempre stato uno dei miei chiodi fissi, insieme alle forature. Sicuramente perchè in questi anni di lugnhi viaggi, gli unici inconvenienti che ho avuto hanno riguardato proprio questi due argomenti. La mancanza di benzina mi mette addosso una certa angoscia, perchè so che c'è ben poco da fare: o trovo rifornimento, o rimango fermo dove mi trovo!

Le indicazioni avvertono di un'area di servizio a 15 km. Con un sopiro di sollievo aumento di nuovo l'andatura sui 120 km/h. Dopo qualche minuto intravedo l'insegna in lontananza, mi rilasso e inizio a rallentare. Dopo pochi secondi mi rendo conto che posso di nuovo accelerae: è chiusa.

Calcoando i km da quando Nelik è entrata in riserva, sono vicino al limite massimo, che è di circa 60 km. Ormai vado intorno agli 80 km/h e inizio a temere di rimanere con la moto a secco. Sono molto agitato e mentalmente continuo a darmi dell'imbecille per no naver fatto il pieno insieme agli altri in Italia, tutto per risparmire una decina di migliaia di lire!

Le autostrade austriche sono carenti in numerodi distributori, ce n'e' uno ogni 50/60 km, raramente sono più ravvicinati, ma mai a meno di 30 km l'uno dall'altro. Forse per l'inquinamento e l'impatto ambientale è meglio così, ma in questo momento sono molto preoccupato.

Finalmente arriva l'insegna di un altro distributore a 15 km. Percorro i km successivi trattenendo il fiato, intorno ai 60 km/h.

Per fortuna arrivo al distributore e questo è aperto: è la fine del primo patema d'animo che sapevo immancabili nei miei viaggi.

Faccio il pieno e riparto sollevato, deciso ad aumentare lamedia per non arrivare troppo tardi alla meta giornaliera, a Cracovia.

Dopo pochi km sento il motore spegnersi. Il suo comportamento è molto strano: quando accelero e raggiungo una certa velocità, è come se non arrivasse più la benzina ai carburatori, e il motore si spegne. In questo modo perdo rapidamente velocità e quando sono quasi fermo, la benzina sembra affluire nuovamente nei carburatori.

Inizio a preoccuparmi davvero perchè un problema simile non l'avevo mai avuto. Ripensandoci meglio però, era capitato anche nei dintorni di Roma, un paio di settimane prima.

Ero andato a fare una gita con il mio amico Valerio, e nei pressi di Anguillara sembrava che la moto fosse rimasta senza benzina, quando invece ne aveva. Dopo aver rallentato fin quasi a fermarmi, il motore era ripartito, poi non ho più avuto problemi, nemmeno nei giorin successivi, prima della partenza.

Purtroppo il problema diventa sempre più evidente. Infatti, dopo che il motore si spegne, rallneto e riparte quando sono quasi fermo, la moto va bene per diversi km, per poi ripresentare lo stesso comportamento. Rapidamente però la situaizone peggiora, e le "crisi" diventano sempre più frequenti, tanto che no nposso quasi più riaccelerare che il motore sembra nuovamente spegnersi.

Decidiamo di fermarci nella prima area di servizio, è inutile ocntinuare in queste condizioni. Mi tornano in mente le parole delle ultime persone che abbiamo incontrato qualche ora prima: "Auguri!!" Insieme a Emanuela tiro un po' di accidenti a quei gufi!

Inizio a pensare che ogin anno la Russia esige il suo tributo "meccanico": l'anno scorso si era rotta la Honda di Adriano, quest'anno la mia. Cerco di capire dalle facce di Adriano, Marco e gli altri come si sentoon, ma mi sollevo vedendo che sono sereni e protni ad aiutarmi.

Sono curioso di vedere Marco in azione, è la prima situazione difficoltosa che troviamo. In pochi minuti si rivela un personaggio eccezionale! Con lui ha portato praticamente un'officina, ha di tutto: ricmabi pr la sua moto, in numero tale da poterne ricostruire almeno metà, un numreo di attrezzi impressionante, e una quantità di accessori vari da fare invidia a una ferramnte, tra taniche per la benzina pieghevoli, nastri ed elastici di tutte le forme, scotch dei più strani e tante altre xcose che non credevo nemmeno esistessero.

Penso ridendo alla mia presunzione, quando pochi giorni prima della partenza ho mandato una mail a Marco ed Adriano raccomandando di portare un kit per le forature. Immagino le risate che si farà fatto Marco ripensando al mio consiglio, mentre riempiva le sue borse con tutte queslle cose!

Mi rndo conto per la prima votla che in tutti questi anni non ho portato mai nulla con me e che oson sempre stato fotrunato a non avere guai più gravi. In realtà gli attrezzi che ho sono sufficienti a compiere tutte le operzioni, ma devo chiedere un paio di chiavi a Marco per svitare alcuni controdadi.

L'idea è qiuella di esaminare il filtro della benzina. Infatti, dal difetto che fa sono convinto dsi tratti di un problema di alimentazione, dovuto ai carburatori sporchi o al filtro della benzina intasato. Ricordo di aver detto esplicitamente al mio meccanico di sostituirlo prima di partire, ma ormai non mi fido più di questa categoria, per cui è la prima cosa che voglio controllare.

Purtroppo per smontare il serbatoio devo rimuovere buona parte della carenatura e per far questo devo tpogliere tutte le valigie, da quella da serbatotio alle due laterali.

Dopo parecchio lavoro, dovuto anche a un paio di bulloni ormai spanati per l'usura di 8 anni (tanta è l'età della moto), arriviamo a togliere il serbatoio e a rovesciarlo per estrarre il filtro. Mettiamo la benzina rimanente nelle tanichette pieghevoli di Marco, rimediando anche una tanica dal benzinaio. Quando sono andato a chiedergli un contenitore per mettere della benzina ha tentato per un po' di tempo di vendermi una tanichetta rigida da 10 litri, alla fine ha rinunciato perchè sono riuscito a convincerlo che poi in moto non avrei saputo come portarla via, e mi spiaceva spendere 20mila lire solo per mettere 3/4 litri di benzina! Dopo il colloquio con il benznaio austriaco mi ricordo che l'inglese non è assolutamente diffuso in Austria. Per la prima vota nel vaggio tiro fuori un dizionario tasacabile. Quest'anno ne ho portati due: uno di tedesco e uno di russo. Mi diverto sempre moltissimo quando faccio le scentte cercando i vocaboli, poi producendomi in delle pronunce improbabili! alla fine integro il tutto con i gesti, di cui noi italiani simao maestri, e con i disegni!

Quajndo il serbatoio è vuoto estraggo il filtro a cartuccia e vedo che è completamente otturato dalla ruggine e da altra sporcizia. Mi arrabbio ad alta voce con il meccanico, cui avevo raccomandato nemmeno di pulirlo, ma sdi sostituirlo direttamente, visto che era ancora quello originale.

Nel frattempo, da quando ho inizaito a lavorare, c'e' Adriano che mi gira intorno con la macchina fotografica, riprendendo ogni fase del lavoro. Non mi da' fastidio, so che è fatto così e c'è già Marco che mi sta aiutando. Poi ripenso al momento in cui riderò a casa sua, rivedendo quelle immagini.

Puliamo rapidamente il filtro e togliamo un po' di ruggine dal serbatoio facendoci finire un po' della benzina messa da parte, rimestando e versando il tutto per terra. Con una pila vedoche l'interno del serbatoio è pieno di zone arrugginite, e ci sono delle placche che si stanno staccando.

Dopo un po' di risciacqui con la benzina vediamo che non esce quasi più nulla, il filtro è pulito, ma ci accorgiamo che un gommino al suo interno si è messo di traverso. Iniziamo allora i tentativi di estrarlo, ma quello è ben incastrato e con il cacciavite rischiamo di tagliare il filtro. Dopo numerosi tentativi riusciamo a toglierlo, sperando che non sia fondamentale per il funzionamento del filtro stesso. Marco ipotizza che sia il gommino di tenuta che impedisce alla benzina di affluire quando finisce il pieno, e che obbliga a mettere il rubinetto in riserva. spero che non sia così, altrimenti non potrei più fare affidamento su quando la moto entra in riserva per fare benzina, bensì dovrei tenere perennemente il conto dei km percorsi. Non sarebbe un problema perchè ho il contakm parziale, ma quello lo uso per contare i mille km che devo fare per ingrassare la catena di trasmissione, e se lo azzero ad ogni pieno non saprei più quando devo curare la catena!

Rimontiamo la moto e siamo pronti per ripartire. La strada riprende a scorrere velocemente e la moto per fortuna va benissimo.

Dopo pochi km incontriamo il solito incidente: sembra quasi un rito su questa autostrada. L'ho percorsa, da quando viaggio in moto, 4 volte, e ogni anno incontravo un incidente in cui il traffico era bloccato. La situazione che si creava nell'immediato dopo-incidente era sempre la stessa, e mi stupiva sempre. Quando le macchine arrivano sul punto in cui c'e' stato l'incidente, immeditamente si bloccano e formano in pochi minuti una specie di barriera, aspettando l'arrivo delle ambulanze e dei carri attrezzi. In Italia questo non accade finchè non arriva la polizia a bloccare tutto, altrimenti si continua a viaggiare. Invece gli austriaci si danno immeditamente da fare aiutando le persone coinvolte nell'incidente.

Fortunatamente non sembra nulla di grave e in pochi minuti ripartiamo, grazie anche al fatto che essendo in moto abbiamo saltato tutta la fila formatasi.

Dopo aver ripreso un bel passo intorno ai 130/140 km/h il motore si spegne di nuovo. ancora lo stesso, identico, problema. Lo sconforto si fa opprimente, inizio a temere davvero per la riuscita del viaggio. sono appena uscito dall'Italia e la moto ha un guasto che non riesco a capire. Infatti, se fosse un problema di alimentazione, questo sarebbe costante. Se fossero i carburatori sporchi, ad esempio, questi darebbero problemi in continuazione, e non a sprazzi! Cosi' come se fosse un problema di elettronica. Invece in questo caso la moto va bene fino ad una certa velocità, poi quando il motore richiede troppa benzina, improvvisamente questa no naffluisce più e si spegne il motore, per poi riaccendersi quando sono quasi fermo.

Ci fermiamo nell'area di servizio successivo. La mia mente torna agli auguri che ci hanno fatto i motociclsiti italiani prima di entrare in Austria. A causa delle soste così frequenti, dopo pochi minuti che ci siamo fermati arrivano proprio loro alla nostra stessa area di servizio! ' una persecuzione, ai miei occhi scaramantici e un po' superstiziosi sembra veramente un segno del destino. Naturalmente mi salutano e mi chiedono se è tutto a posto. Naturalmente dico che è tutto ok e mi dirigo in un punto isolato dell'area di servizio per non avere luteriori seccatori. In questi momenti divento piuttsoto aggressivo e preferisco avere a che fare con poche persone.

Marco continua a rivelarsi un compagno di viaggio eccellente, è di nuovo in assetto da meccanico, pronto a smontare di nuovo la moto. Prima però facciamo un breve consulto per cercare di individuare la possibile causa del guasto.

Stavolta voglio smontare il rubinetto della benzina. Sono convinto che si tratti di un problema di alimentazione, e quello è rimasto l'ultimo punto da esaminare. Se anche quello è a posto non saprei più che pesci prendere. L'idea di un guasto all'elettronica mi spaventa e mi torna in mente l'avventura di un mio caro amico, Nicola, con una moto come la mia. Era appena partito da Roma quando, in Toscana, la moto si ferma e non accenna più a partire. La sentenza sarà di un guasto alla centralina. Per la spesa che sostenne per la sostituzione, dovette rinunciare al viaggio in Spagna che aveva pianificato e rimase in Toscana.

Via la borsa da serbatoio, via le valigie laterali, via i finachetti laterali, via la sella, via le pance della carena, via il serbatoio. Stavolta è praticamente pieno e fatichiamo un po' per versare tutto il liquido nelle taniche di plastica. Adriano e Ombretta iniziano a mangiare, ormai sono quasi le 7 di sera. Con Marco ci concentriamo sul rubinetto. E' uno di quei componenti pazzeschi, pieni di viti, vitarelle e molle che appena apri schizzano da tutte le parti. L'ho smontato solo una volta in vita mia, qualche anno prima nel garage della casa vecchia per curiosità, per vedere com'era fatto dentro.

Per fortuna quella esperienza mi evita di ripetere lo steso errore che feci allora, e lo apro con estrema cautela, evitando che la molla principale che tiene in tensione una membrana schizzi chissà dove. Dopo aver appoggiato per terra tutti i pezzetti iniziamo ad esaminarli uno per uno. Finalmente troviamo qualcosa di rotto. La membrana che lascia passare il carburante dal serbatoio ai carburatori ha un taglio visibile ad occhio nudo. Ora so quale ricambio cercare.

Rimontiamo rapidamente la moto e mentre stiamo per sistemare il serbatoio a Ombretta sfugge la tanica con la benzina, facendone finire un po' per terra. Nulla di grave a parte la puzza!

Ormai l'idea di arrivare in giornata a Cracovia è tramontata: la giornata è al termine, mancano ancora quasi 200 km per Vienna, e non so a che velocità riusciro' ad andare.

Ci rimettiamo in sella e i pensieri si affollano nella mia mente. Il mio carattere è molto scaramantico, mi baso molto su "segni" più o meno evidenti del destino. La mia razionalità combatte sempre ocn questo lato più "sotterraneo" del mio animo, ma ormai ho imparato a conviverci. Percepisco certi fatti come segni negativi o positivi del destino e in base a quelli regolo le mie azioni. So che è iun comportamento del tutto irrazionale, ma mi aiuta a credere di avere la chiave per conoscere un pezzetto di futuro in base a dei segni che riesco ad interpretare.

Il guasto alla moto mi rende inquieto. Mi trovo all'inizio del viaggio, praticamente non ho fatto ancora nulla, e ho difficoltà ad uscire perfino dall'Austria. Lo vedo come un segno delle difficoltà che potrei avere nei paesi che mi aspettano, molto più "difficili" per quanto riguarda l'assistenza tecnica. Dietro a questo guasto vedo l'avvertimento di qualcuno che ne sa molto più di me del mio futuro, che potrebbero aspettarmi guai ben peggiori, e di raccogliere prciò un segno tutto sommato benevolo, ma chiarissimo, e rinunciare per tempo al viaggio.

Per fortuna questi pensieri durano pochi minuti e inizio a pensare più costruttivamente a quello che avrei dovuto fare il giorno dopo, a Vienna, per riparare la moto. Siamo ad agosto, ma speroche l'Austria sia meno legata, rispetto ai nostri canoni, alle ferie agostane.

Inaspettatamente si presenta quindi anche il problema per dormire. Non essendo prevista una sosta a Vienna ho lasciato a casa anche la cartina della città con l'indicazione dei campeggi.

La città è ormai vicina e un tramonto splendido mi occhieggia da sinistra, alle spalle di montagne imponenti.

Prendiamo l'uscita per il centro città e in breve ci ritroviamo in un grande viale che ho percorso due volte, l'ultima la scorsa estate. Per fortuna la mia memoria visiva mi fa ricordare le varie deviazioni che devo ocmpiere per arrivare a un ampeggio in cui pernottammo nel '97. Purtroppo lo scorso anno quello stesso campeggio lo trovammo chiuso e quest'anno hanno tolto anche le indicazioni stradali. Questo significa che lo hanno definitivamente smantellato, pero' non avevndo ulteriori indicazioni, non rimane altro che arrivare li' e sperare di ricordare la strada che feci lo scorso anno per andare a un altro campeggio.

Non è facile districarsi tra le varie deviazioni, ma alla fine riusciamo ad arrivare al campeggio Wien-süd. Come sospettavo è smantellato e mi prende l'angoscia che mi prese lo scorso anno alla vista di un campo semi-distrutto con le baracche dove una volta c'erano la cucina, il soggiorno, i bagni ecc in completo abbandono.

Fortunatamente c'è l'indirizzo di un campeggio, annotiamo l'indirizzo e andiamo alla ricerca di un benzinaio aperto. I benzinai sono la nostra fonte di informazioni stradali preferite. Infatti hanno sempre le cartine della città in cui ci si trova e molto spesso i commessi ci mostrano le indicazioni stradali senza pretendere poi l'acquisto della cartina che hanno aperto per farti vedere meglio la strada. L'alleata principale in questo è Emanuela, che nel frattempo prende rapidi appunti per poi ricostrurei la strada da fare una volta risaliti in sella.

Stavolta la storia è molto più complicata, siamo molto lontani dal campeggio. Nonostante il benzinaio ci indichi un altro campeggio più facile da raggiungere ma ancora più lontnao, decidiamo di provare con quello indicatoci fuori dal Wien-süd.

Rapidamente ci troviamo nuovamente fuori città, senza la minima indicazione di un campeggio. Lo sconforto mi prende nuovamente in quanto conoscno le abitudini austriache di chiudere i campeggi iniderogabilmente alle 22: chi è dentro è dentro e chi è fuori ci rimane!

Dopo numerose deviazioni e parecchi km in mezzo alla campagna ci avvicianiamo a un frazione e, in corrispondeza di un incrocio, troviamo finalmente un cartello che indica il campeggio. Purtroppo il cartello è sbarrato con una grande X rossa.

La rabbia inizia a prendermi mentre mi ripeto "AUGURI!!!". Meglio non pensarci.

Ricostruisco facilmente la strada percorsa dall'ìultimo benzinaio e ci facciamo ripetere dove si trova l'altro campeggio che ci aveva indicato mezz'ora prima. Dobbiamo attraversare la città.

Le deviazioni che facciamo sono numerose e ormai è tardi. Sono le 22 passate e gli altri propongono di abbandonare l'idea del campeggio e cercare qualcos'altro. Purtroppo sono testardo e insisto per trovare il campeggio, non si sa mai.

Dopo numorose deviazioni e nuove soste dai benzinai arriviamo al campeggio alle 23. Icredibilmente il cancello è ancora aperto e ci infiliamo rapidamente ocn le moto all'interno del campeggio, decisi a vendere cara la pelle nel caso in cui il custode notturno avesse cercato di non farci entrare. Per fortuna non c'è nessun guardiano.

Andiamo alla reception che ovviamente è chiusa e leggiamo dal regolamento che la chiusura dei cancelli è alle 23 (!) e che gli ospiti arrivati dopo la cihusura della receprtoin potevano prendere posto, presentandosi la mattina dopo per consegnare i ducumenti d'identità e pagare la notte. Perfetto!

Iniziamo a smontare le moto nell'oscurità più fitta quando Marco tira fuori una lampada a gas da campeggio che illumina la zona in cui abbiamo deciso di piantare le tende.

Adriano è molto stanco e non ha intenzione di piantare la tenda. Con Ombretta va a cercare una pensione nei dintorin. Dopo pchi minuti torna sconfortato, l'unico albergo che c'è nei dintorni è completo. Si rassegna a piantare la tenda quando ci accorgiamo che ci sono dei bungalow. Andiamo a vedere come son fatti e vediamo che diversi sono vuoti. Proviamo ad aprirne uno ma la porta è chiuso, invece il secondo ha la porta aperta. ADriano ci si infila dentro con gioia, pronto a litigare il giorno dopo ma a dormire al coperto almeno per quella notte!

La notte scorre via senza problemi. Il risveglio è rovinato dalla cappa di preoccupazione che mi provoca il guasto alla moto.

Paghiamo la notte e facciamo le valigie, sperando di risolvere il problema in giornata e arrivare in serata a Cracovia.

Con ra,mmarico penso al giorno di vacanza che stiamo perdendo e che dovremo togliere da quelli previsti a Leopoli. Infatti nella pianificazione di questi viaggi tengo conto anche degli imprevisti, menttendo dei giorni "cuscinetto" in determinate località, da sfruttare in casi come questo e per evitare che saltino tutta una serie di appuntamenti successivi.

Infatti abbiamo una lunga serie di alberghi prenotati in Russia e se non avessi previsto dei giorni "cuscinetto", questo inconveinente avrebbe fato saltare tutto.

Lasciamo Adriano e Ombretta in capmpeggio a sorvegliare i bagagli e Manu, Marco ed io andiamo alla ricerca di un meccanico.

Dopo pochi metri uscito dal campeggio incrocio una moto come la mia. Inverto la marcia e mi lancio al suo inseguimento. Lo raggiungo rapidamente e a un mio cenno gentilmente si ferma. In un misto di inglese e tedesco gli spiego il problema. Sembra capire e ci fa cenno di seguirlo. Dopo qualche km arrivamo di fronte a un concessionario ufficiale Honda. Le mie speranze di trovare qui li ricambio sono basse, in quanto speravo di trovare un meccanico "normale" cui cihedere una sostituzione rapida anche con un pezzo usato di una CBR in riparazione da lui.

Infatti l'unica proposto che mi fanno è del ricambio originale, che però devono ordinare. Tempo di attesa due settimane. Provo a chiedere se possono montarmi il rubinetto di una CBr incidentata che hanno lì: lo pagherei per nuovo, a lui monteranno quello nuovo e io prendo quello usato. Dalla faccia con cui mi guarda sembra che gli abbia chiesto sua moglie e sua figlia per ingannare l'attesa!

Il nostro amico nel frattempo se n'è andato e sono di nuovo daccapo. Nel lungo tragitto fatto dal campeggio fin qui ho guardato i negozi alla ricerca di un'officina come le consociamo noi a Roma, ma non ne ho visto traccia. Sembra quasi che nella ricca Austria l'unica forma di assistenza fornita sia quella ufficiale, che da noi costa il doppio di un normale meccanico. Evidentemente qui onn è un problema.

Continuando a girovagare ci fermiamo in un cabina per cercare negli elenchi telefonici delle officine. Non ce n'è traccia.

Dopo pochi minuti Marco mi affianca e mi dice che gli è scoppiata la pompa del freno posteriore! "Auguri!!" Ora il meccanico serve necessariamente anche a lui. Il problema però è che la sua moto non ha più nulla di originale. Infatti è stata costruitra mettendo insieme pezzi di numreose moto, adattandoli e modificandoli, e ora no nsa più dire che razza di pompa è, si ricorda che forse è di una 125.

Dopo ulteriori giriin cui mi deprimo sempre più incrociamo un altro motociclista. Lo blocco immeditamente e gli spiego il problema, nel solito misto di tedesco e inglese. Scartato il concessionario in cui siamo appna stati e che ci indica immediatamente, ci pensa un po' e ci scrive l'indirizzo di un altro concessinario.

La speranza è minima, ma tentiamo ugualmente. Dopo un'ora di errori e tentativi arriviamo di fronte a un negozio gigantesco che vende tutto cio' che ha un legame con la moto, dai caschi all'ultimo modello di super-sportiva.

Quando vedo le moto parcheggiate fuori si rifà viva un po' di pseranza. Sono moto elaborate, e questo sognifica che qui c'e' qualche mente "elastica", pronta anche a delle soluzioni d'emergenza, e che non passa solo attraverso le vie ufficiali.

Ci mandano immediatamente nel reparto officina del concessionario, nell'isolato subito dietro.

Entro, pronto ad esibirmi nel solito spettacolo di tedesco e inglese quando la persona che abbiamo di fronte in perfetto italiano mi hciede "Cosa posso fare per voi?".

Sembra un sogno! Gli spiego farfugliando il problema e mentre parlo lui mi precede e descrive alla perfezione i sintomi e il comportamento aonmalo della moto, come se l'avesse guidata personalmente! Sono commosso, è quasi un miraggio.

Sembra che possa riparare facilmente anche la pompa freno di Marco.

Anche lui arriva alla diagnosi della membrana rotta, senza che gli avessi detto nulla e ci dice che avrebbe fatto il possibile e di ripassare il pomeriggio dopo le 16.

Col cuore gonfio di speranza ma anche di timore di una delusione ci incamminiamo alla ricerca di un supermercato dove comprare il necessario per preparare qualche panino.

Iniziamo a chiaccherare con Marco e in pratica iniziamo in quel momento a fare conoscenza. E' la prima volta che parliamo un po' a lungo. Durante il primo incnotro, qualche mese prima a Torino, abbiamo parlato molto poco, per la maggior parte del tempo abbiamo esaminato la cartina stradale e ci siamo accordati con Ugo, la persona che che ci avrebbe procurato un po' di prenotazioni in Russia. A Torino mi diede l'impressione di un tipo molto taciturno, caratteristica che apprezzo molto.

In questo primo "assaggio" confermo la mia impressione positiva su Marco, sembra davvero molto simpatico, tranquillo e interessante.

Troviamo rapidamente un supermercato e ci produciamo nel primo di una sicuramente lunga srie di pranzi arrangiati alla bene e meglio!

Andiamo a consumare sdraiati su alcune panchine, aspettando che arrivassero le 16. Manca ancora molto quando il meccanico chiama sul cellulare di Manu e ci comunica che le moto sono pronte.

Sono incredulo, ancora non mi sembra vero! Rapidamente torniamo dal nostro amico, che ho ribattezzato come "secondo fratello". Troviamo la moto di Marco sulla strada, mentre della mia non c'è traccia nemmeno all'interno dell'officina. Il mistero è presto spiegato: stanno facendo un giro di prova.

Il conto equivale a 130mila lire e pago per la prima volta in vita mia con la carta di credito, presa appositamente pria di partire.

Dopo pochi minuti sono di nuovo in sella alla moto. La domanda che mi accompagna in questi primi momenti è se il danno fosse SOLO quello al rubinetto o se ci fosse anche qualcos'altro che provocava quel fastidio.

Infatti, mentre aspettavamo avevamo deciso che saremmo partiti immediatamente per Cracovia, per cui non ho il tempo di testare la moto per verificare ulteriori difetti, e nel giro di qualche ora mi ritrovero' in una città in cui trovare iun ricambio per una Honda come la mia è di gran lunga più difficile.

Speriamo! Con una nota di ottimismo arrivo al campeggio desideroso di partire il prima possibile.

Troviamo Adriano e Ombretta che si riposano vicino ai bagagli. Vicino ci sono i primi due ubriachi di una lunga serie che sicuramente incontreremo durante tutto il viaggio. Mi metto a parlare volentieri con loro, nel solito misto di inglese e tedesco.

Prima di partire però voglio mettere qualcosa sotto ai denti ed entro nel piccolo market prsente all'interno del campeggio. Lì assisto al solito spettacolo penoso dell'italiano medio all'estero.

si tratta di una signora di mezza età, vesita nel solito modo pretenzioso delle persone che vogliono apparire eleganti ma che nei modi non lo sono affatto. Sta chiedendo al commesso del negozietto se i telefoni all'interno del campeggio sono abilitati a fare chiamate in itlaia. L'inglese in cui si esprime la signora è penoso, ma questo non è un problema. La cosa veramente fastidioso è il suo atteggiamento, si superiorità e di rabbia per quel commesso così stupido da nn capire la sua domanda!

Mi offro come interprete, sebben anche il mio inglese sia di scarso livello. Le traduco la risposta (certo che quei telefoni possono arrivare fino in Italia!!) e quella senza nemmeno guardarmi nè ringraziarmi dice "ok!" ed esce.

Chissà perchè gli italiani all'estero devono comportarsi sempre in questo modo supponente, con la puzza sotto il naso e da eri e propri maleducati. Ogni volta, in queste situazioni, mi prende la paura di essere come loro. Capisco Emanuela quando dice di essere molto infastidita dall'incontrare italiani all'estero, sono il campione del provincialismo più perfetto. Il turismo è ormai un fenomeno di massa e le persone che lo praticano sono spesso mediocri, capitate lì quasi contro voglia. Ma sarebbe eccessivo l'imbarazzo, per loro, non poter dire agli amici, a settembre, di essere stati da qualche parte all'estero. E cosi' si ritrovano a fare dei viaggi in gruppi più o meno numerosi, per limitare il risciho di doversi "mischiare" alla popolazione locale, cercando ovunque vadano, yunpezzetto d'Italia che continui a farli sentire a casa. In questo modo sono sempre alla ricerca di ristoranti italiani, ad attaccare bottone con gli altri tialianiche capitano a tiro, pronti a mettersi a parlare di calcio anche in cima alla Torre Eiffel o all'interno del castello di Praga!

Sono ormai quasi le 17, c'è un caldo insopprtoabile, soprattuto con le giacche chiuse in assetto da viaggio. Infatti l'intenzione è di arrivare in giornata a Cracovia. Ci aspettano 500 km piuttsot impengativi.

Grazie alle ottime indicazioni per uscire dalla città, in breve ci ritroviamo sull'autostrada che ci potra verso Breslavia, la capitale slovacca. Il programma è quello di attraversare la Slovacchia e entrare in Polonia da sud, attraversando i bellissimi monti Tatra. E' la terza volta che percorro questa strada, la prima è stata durante il mio primo viaggio in moto nel 1994.

Dopo pochi km raggiungiamo l'uscita per la statale che porta fino al confine austro-slovacco. La strada è molto bella e attraversa zone scarsamente popolate. C'è un vento a raffiche molto forte che mi fa faticare parecchio per mantenere la moto dritta.

Continuiamo a mantenere una media autostradale per non arrivare troppo tardi a Cracovia. Il pomeriggio è ioltrato e ci mancano ancora 500 km!

Arriviamo rapidamente al confine con la Slovacchia, a poche centinaia di metri dall'inizio di Bratislava, che è praticamente attaccata al confine.

La fila prima per il controllo dei documenti è assente e in un attimo diamo i nostri passaporti ai doganieri. Quando arriva il turno di Adriano succede una cosa strana. Lo chiama e gli dice di avvicinarsi allo sportello. Poi gli dice qualcosa che non riusciamo a capire, ma quello insiste. Parla di brindare ma non si capisce bene in che senso. Alla fine indica la data di nascita di Adriano sul suo passaporto: oggi è il 3 agosto, è il compleanno di Adriano!! Nessuno se lo era ricordato, nemmeno lui nè Ombretta! E invece il poliziotto sì! Ci facciamo tutti insieme un sacco di risate, con le guardie che come al solito, quando vedono che Adriano è nato a Palermo, iniziano a parlare di mafia e dei soliti luoghi comuni che accomunano il mondo: sono sempre le stesse cose, all'estero come in Italia.

Cambiamo i soldi e ripartiamo. Attraversiamo la brutta periferia di Bratislava e come al solito mi vengono in mente le avventure che ho passato in questa città, in gran parte accadute nel viaggio del '94 quando incontravamo più spacciatori che casalinghe e ci rubarono un casco, mentre l'anno scorso sulla tangenziale che stiamo percorrendo in questo istante ci affiancò una macchina per chiaccherare e la persona a fianco del guidatore, saputo che stavamo andando a Leningrado ci disse di stare attento ai ladri, che lì era pieno!

Quest'anno non abbiamo nesusn incontro particolare e un po' me ne dispiace. Dopo anni di rifiuto mi torna la voglia di visitare nuovamente questa città, per vedere se è cambiata da quando la vidi come terremotata nel '94, tanto che all'epoca feci mente locale se nella scissione da quella che poi è diventata la repubblica Ceca, ci fu una guerra civile. La guerra non ci fu, ma Bratislava era a pezzi, con cumuli di macerie e palazzi distrutti ovunque. Mi dissero che era normale, nessuna guerra: solo incuria!

Iniziano le strade pessime che sicuramente ci accompagneranno per migliaia di km. Come al soltio cerco di evitare le buche più prpofonde per non sollecitare troppo gli attacchi delle valigie laterali.

Finalmente imbocchiamo l'autostrada che porta verso la Polonia. E' gratuita e ben asfaltata. Aumentiamo l'andatura e cerco di andare con lo sguardo il più lontano possibile: so bene quanto sono frequenti le pattuglie della stradale che non aspettano altro che farti una multa di qualunque tipo, e l'eccessi velocità è l'infrazione preferita.

Ben presto Marco ci segnala che deve fare il pieno. Dopo pochi km c'e' l'indicazione di un'area di servizio, solo che sbagliamo e usciamo in una strada immediatamente prima dell'ingresso al benzinaio. Facciamo un po' di strada per trovare un punto dove fare inversione e riprendere l'autostrada verso Zilina. Torniamo indietro e ci accorgiamo che c'è solo l'uscita dall'autostrada, ma manca un ingresso! Mi chiedo dove devono imboccare l'autostrada le persone che abitano nei dintorni!

L'unica soluzione rimane quella di prendere lo svincolo che abbiamo usato per uscire contromano, in modo da rientrare sull'autostrada. Per fortuna il traffico è inesistente e senza incrociare nessuno torniamo in carreggiata.

Il distributore è dopo poche centianai di metri e facciamo il primo pieno eonomico. La giornata sta finendo e ci mancano ancora diverse centianai di km.

Dopo qualche km nella penombra incrociamo un posto di blocco ma per fortuna ci lasciano passare.

Da qui in avanti le moto diventeranno un lasciapassare per stringere amicizie e farci guardare con simpatia dalle persone. Infatti dalle auto che ci sorpassano molti ci salutano, tutti ci guardano, alcuni con curiosità, altri con sorrisi compassionevoli.

Inizia un dialogo di gesti soprattutto con una macchina piena di ragazzi, che continua a sorpassarci e farsi sorpassare, mentre quelli dentro ci offrono della birra che loro sembrano bere in grande quantità.

L'autostrada finisce proprio quando calano le tenebre. Da ora in poi la strada diventa più stretta e segnalata in modo approssimativo. A causa dell'ora crepuscolare, si sono spiaccicati sulla visiera decine e decine di insetti, non vedo più nulla!

Dopo una mezz'oretta di sofferenza in cui i fari delle macchie che vengono in senso opposto mi mettono in grande difficoltà a causa della visiera sporca, mi fermo per pulirla con dei fazzoletti inumiditi. Scopro che è una delle cose che Marco ha dimenticato. Quasi non ci credo!

E' sempre una sensazione curiosa fermarsi in posti piccoli e isolati perchè si avverte immeditamente la diffidenza ma anche la curiosità delle poersone del posto. Anche stavolta è così. Appena ci fermiamo la strada è deserta, a parte i veicoli che sfrecciano sulla statale e dei bambini che giocano poco distanti in un campetto sportivo. L'oscurità è totale, se si esclude lo stretto cono di luce diffuso dal lampione sotto al quale abbiamo parcheggiato

Siamo fermi da pochi minuti quando iniziano i primi avvicinamenti. Sentiamo i bambini smettere di giocare, e ci accorgiamo che ci stanno scrutando da dietro la rete del campo. Subito dopo un altro bambino in sella a una bicicletta ci passa a fianco con noncuranza, anche se so perfettamente che sta morendo dalla curiosità di vedere più da vicino quegli strani alieni.

Come al solito si rifà vivo il disagio di essere un extra-terrestre agli occhi della popolazione locale. Accade anche nei piccoli paesi in Italia, figurarsi lì. Vorrei riuscire a mischiarmi di più e conto di farlo nei luoghi in cui ci fermeremo più a lungo, andando in giro a piedi, vestiti nel modo meno occidentale possibile. In questo sono sicuro di riuscire bene, ho un abbigliamento che sembra più da russo che da italiano fighettino e preciso, come buona parte di quelli che viaggiano, forniti di Superga, Lacoste, spesso bermuda color cachi e zainetto Invicta sulle spalle. Purtroppo ci accomuna la Guida Verde del Touring che per questo ed altri motivi sto iniziando ad odiare. L'anno prossimo cambierò!

In breve abbiamo un paio di persone intorno e i bambini che ci girano intorno come gli squali, senza fermarsi un secondo ma cercando di catturare aviudamente con gli occhi quanto più possibile delle nostre astronavi a due route.

Incontriamo il primo degli ubriaconi che sicuramente costelleranno il nostro viaggio. Per il poco che capiamo in un misto di inglese, slovacco e russo è un ex-poliziotto che ci racconta un po' di fatti suoi e ci informa della situazione in Russia e Ucraina. Gli prometto che al nostro ritorno saremmo andati a trpovarlo a casa sua e lui ci avrebbe offerto da bere. Per il momento mi accontentavo di ubriacarmi con il suo alito alcolico.

Eì molto tardi e siamo ancora lontani da Cracovia, inpiù dobbiamo ancora superare la frontiera slovacco-polacca. In genere il tempo che si perde è poco, ma è pur sempre un'incognita che non voglio sottovalutare.

Ripartiamo e la notte ci avovlge nuovmante. Come d'abitudine, quando arrivo nei pressi di XXXX devio verso Dolny Kubin piuttsot che seguire la statale che allunga di almeno venti km. La strada che imbocchiamo è molto più stretta e piena di curve, ma riusciamo a mdantenere una buona velocità, sicuri anche del fatto che qui non incontreremo mnai un posto di blocco.

La mia memoria visiva mi stupisce sempre. E' la terza volta in vita che percorro questa strada, l'ultima volta un anno fa, e da allora ho percorso centinaia di altre strade sconosciute. Però ricordo il punto in cui avremmo incotnrato un passaggio a livello e la deviazione da prendere per non sbagliarsi a un certo incrocio, poco prima di ricongiungerci con la statale.

Viaggiare di notte mi è sempre piaciuto moltissimo. Gli odori sono diversi e le luci ti raggiungono da punti lontanissimi, che normalmente non vedresti mai. Lo spettacolo di un paese illuminato in lontananza, con i suo castello illuminato e, se si è fortunati, sotto un cielo stellato, sono sensazioni uniche, irripetibili di giorno. L'atmosfera è ancora più intima e viene stimolata la meditazione ancora più di quanto normalmente la moto fa già.

In più la novità della musica di quest'anno è veramente stroardinaria, ha agigunto quel pizzico di poesia in più che rende il viagigo perfetto ormai da ogni punto di vista. Gli anni scorsi infatti ho sempre rinunciato alla musica inquanto il walkman ha una potenza troppo piccola per far sentire la sua voce attraverso l'interfono, ma il cd portatirle che hocomprato questo inverno ha una potenza adeguata e si riesce a sentire la musica in sottofondo senza disturbare i discorsi che facciamo Manu ed io.

Una votla tornati sulla strada principale continuiamo a seguire per la Polonia. Tanto per contraddirmi subito sulla mia memoria visiva, a un incrocio perdiaom un po' di tempo per capire qual è la direzione esatta da prendere.

Rapidamente ci addentriamo negli stupendi monti Tatra. La strada è come incastrata tra le pareti della montagna che ci affiancano a poca distanza. Ogni tanto la gola si apre in una stretta vallata che ospita un piccolo lago o un torrente che corre al nostro fianco.

Lentamente ci avviciniamo al confine con la Polonia, mentre in lontananza iniziamo a vedere dei lampi. Sarebbe la degna conclusione di una giornta lunghissima inizaita a Vienna alla ricerca di un meccanico per la moto e che era ancora bel lontana dal concludersi! Per fortuna so già dove andare a dormire a Cracovia. Si tratta di un campeggio molto carino in periferia, che so trovare con facilità.

Continuiamoa  tenere un passo "allegro", per fortuna riescono a seguirmi entrambi: Marco attaccato alla mia ruota posteriore e Adriano poco più distanziato.

Mentre sorpasso un camion su un ponte, all'uscita da una curva, mi accorgo in ritardo di una pattuglia appostata poco dopo il ponte. Stavolta le ho fatte tutte: eccesso di velocità, guida pericolosa, sorpasso con striscia continua.

La paletta è inevitabile. Il poliziotto si avvicina con l'aria di chi deve rimproverare un bambino irrequieto e inizia a dirmi qualcosa che non capisco. Poi mi chiede i documenti tiro fuori la solita custodia polacca che mi accompagna dal '94. A quella vista fa una faccia strana e mi dice che va tutto bene, possiamo andare! Rimango senza parole e prima che ci ripensi infilo nuovament eil casco e parto a razzo!

Per la mezz'ora successiva continuo a chiedermi per chi miha preso, se per un diplomatico polacco o per chissà chi! Ero già preparato a lottare per contrattare come al solito sulla cifra della multa, invece mi hanno fregato!

Infatti di solito funziona così: ti fermano per eccesso di velocità, e c'è poco da discutere perchè hanno delle pistolette radar che in Italia stanno comparendo ora per la prima volta. Quello che cambia, però, è il modo di contestare la multa. Secondo la legislazione vigente in buona èparte dei paesi dell'Est, le forze dell'ordine sono abilitate a riscuotere i soldi della contravvenzione immeditamente, al momento della contestazione. E' evidentemente una regola fatta ad ok per permettere ai poliziotti di arrotondare i loro magri stipendi con le multe comminate con inaudita generosità. La prassi è che loro sparano inizialmente una cifra iperbolica, dell'ordina anche di un milione di lire. Lì immancabilmnte scatta il rifiuto, allora la cifra inizia lentamente a calare. Le riduzioni diventano poi smepre più difficili, perchè quando diventano cifre "umane", la possibilità che il fermato le molli diventano concrete, e ogni nuova riduzione appare a loro come un regalo ingiustificato fatto a noi! Normalmente in questo tira e molla si perde anche più di mezz'ora, ma stavolta è andato tutto liscio, molto prima del previsto!

Riprendiamo il cammino e dopo un po' facciamo il sotlio pieno di benzina. Fortunatamente le moto hanno dei "ritmi" che a noi vanno benissimo. Infatti hanno bisogno di carburante ogni 200/250 km, lasciando inquesot modo una buona quantità di riserva. In genere una distanza del genere viene percorsa in un paio d'ore, ed è il giusto lasso di tempo per non affaticarsi eccessivamente, facendo delle piccole passeggiate e sgranchendosi un po'.

La notte è fresca, ma non troppo. Continuano a preoccuparmi i lapmi in lontnanza.

La dogana tra la Slovacchia e la Polonia ci viene annunciata da una lunga fila di camion in attesa del permesso. Questo è uno spettacolo consueto alle frontiere dell'Est, dove non vigono le regole del libero scambio di merci dell'Unione Europea.

L'aria è fredda e la campagna disabitata viene illuminata unicamente dai neon della dogana.

Il controllo dei documenti è rapido. Come sempre cambiamo qualcosa nell'ufficio cambio, in polacco "kantor" e ripartiamo.

La notte è molto buia, il freddo pungente. Continuano i lampi sullo sfondo. Mi chiedo quando inizierà a piovere.

Dopo aver fatto i calcoli per capire quanto vale uno zloty, ripartiamo.

Sono sempre felice quando mi trovo in Polonia, è una Paese che adoro! Le persone sono sempre espansive, disponibili, il paesaggio molto spesso è bellissimo, e poi c'è un'atmosfera, un'aria che non so spiegare bene. In poche parole: mi sento a casa.

Le statali di grande scorrimento sono ottime: hanno i cosiddetti occhi di gatto affondati al centro della carreggiata per dividere le due corsie, e i lati dell'asfalto sono segnalati da luminosissimi catarigrangenti e strisce luminescenti che ti danno la senszione di andare piu' sulla moto di un videogioco che non su una strada in piena notte! Certo la differenza con le nostre statali è netta.

I km passano e la minaccia si trasforma in umida realtà: inizia a piovere.

I km che mancano si bloccano. Il tempo si ferma. Ho la sensazione di non arrivare mai! Mancano ancora 60 km, ma è notte fonda, la mezzanotte è passata da tempo, e non posso fare a meno di ripensare che la giornata è iniziata molto presto a Vienna, e deve ancora finire!

Finalmente la strada si apre: quando diventa a 4 corsie vuol dire che siamo davvero vicini alla meta. Solo 20 km. La pioggia smette di ticchettare sul casco e posso smettere di passarmi il guanto di gomma sulla visiera per togliere l'acqua.

Dopo minuti interminabili, iniziamo ad arrampicarci su un'alta collina, la strada si avvita sinuosa sul suo fianco, fino ad offrirci il panorama dalla sua vetta: le luci della città!

Ho una piccola fotocopia della cartina di Cracovia, solo un'indicazione per il centro, poi da lì so dove andare. Se voglio vederla, però, devo fermarmi. Infati uno dei difetti della moto è che di notte non c'è verso di vedere nulla, se non davanti al proprio faro!

Per fortuna non devo fermarmi, dopo pochi km iniziano le indicazioni per il centro.

Le seguo fiducioso, passiamo accanto al castello. Buio. Peccato! Mi si apre sempre il cuore di gioia quando lascio a bocca aperta Manu, e la visione notturna del castellodi Cracovia illuminato è una di quelle situazioni in cui le si aprono gli occhi dall'emozione e rimane così, a fissare lo spettacolo.

Questo piccolo gioco è iniziato da qualche anno, da quando ho cominciato a riportare Manu nei posti che ho amato di piu' nei viaggi che ho fatto da solo. Uno di questi è stato Budapest, nel '97. Le ho fatto chiudere gli occhi appena imboccato il Ponte Margherita, mi sono portato al centro del Danubio, ho fermato Nelik e le ho detto che poteva prepararsi all'emozione. D'un colpo si è ritrovata sopra all'immenso Danubio nero, sulla sinistra il Parlamento e sulla destra il castello di Buda con i bastioni dei Pescatori e la cattedrale di San Matteo suggestivamente illuminati. Per me è una gioia incredibile vederla felice, e la guardo con amore nei secondi di silenzio che seguono queste rivelazioni.

Stavolta l'ora tarda mi ha fregato, e il castello è spento. Non sono troppo deluso perchè Cracovia è una di quelle città in cui ci si torna spesso.

Proseguo puntando verso la periferia, poi devio verso Katowice. Le strade mi sono familiari e in breve arrivo alla grande rotonda che mi indica che siamo arrivati.

Sulla sinistra vedo le insegne un po' kitsch del camping/motel Krak.

Prima di capire la deviazione da prendere faccio fare a tutti un paio di giri della rotonda. Ormai sentiamo l'ebbrezza del riposo e non ci facciamo neppure caso anzi, ci mettiamo a ridere!

Da molto tempo non fa che piovere, per poi smettere, ma appena iniziamo a sperare in una pausa definitiva ricomincia. Anche in questo momento è così, e a nessuno va di mettersi a picchettare per piantare le tende alle 2 di notte.

Optiamo per il motel. Mi addentro nella reception e sveglio cautamente la guardiana. Sembranon capire cosa voglio (cosa potrà mai volere uno straniero bagnato in un motel?) e chiama un signore anziano decisamente più sveglio. Ingenuamnte provo a rivolgermi in inglese. Meglio provare nel mio esperanto fatto di un po' di lingue.

Perfetto! Le camere doppie vengono 70mila lire, compreso il garage per le moto!

Do' la buona notizia anche agli altri che risalgono in moto per entrare nel cortile del motel. Questo è una struttura bassa, squadrata, a due piani. Arrivati nel cortile inizalmente pensiamo che le stanze siano nella struttura principale. Invece le camere si trovano da tutt'altra parte. L'intero cortile è circondato, a raggera, da una serie di box per auto, a prima vista. Grande ingresso chiuso da un portone in legno.

Capiamo che li' ci sono le nostre stanze. Per fortuna lo sgomanto dura poco. Le grandi porte in legno sono veramente quelle dei garage, ma accanto a ciascuna di queste si trova un piccola porta di legno che apre su delle scale che portano sopra i vari box. Lì si trovano le stanze.

Sono molto accoglienti, ma ho l'impressione che con la stanchezza che ho addosso troverei confortevole anche il prato!

Sono sconvolto dalla stanchezza. In queste situazioni mi capita sempre di mollare imèprovvisamente la tensione ch emi ha tenuto all'erta per tutta la giornata, e crollo di colpo. Nonosctante viaggi con Manu da molti anni, continuo a sentire fortissima la responsibilita' di averla come passeggera e non sopporto l'idea che possa succederle qualcosa. Per questo motivo aumento ulteriormente la tensione che normalmente si prova quando si guida sotto la pioggia, al buio e con una grande stanchezza accumulata.

Cerco di resistere e mi infilo sotto la doccia bollente. Lo faccio non solo per svegliarmi, ma anche perchè non la faccio già da un giorno, e domani è previsto l'ingresso in Ucraina. Meglio premunirsi e darsi una bella lavata!

L'energia fluisce di nuovo nella mia mente e nel corpo. So che durerà mezz'ora al massimo, il tempo di mangiare qualcosa e di infilarsi sotto l'accogliente piumone! Nonostante sia agosto, infatti, è proprio un piumone d'oca che fa da coperta! E qualcosa di più leggero sarebbe del tutto inappropriato!

In questi momenti, con la mente che oscilla tra l'essere completamente sgombra per la stanchezza al ripensare a tutta la strada fatta nella giornata, attraverso rapidi e luminosi flash, un risotto pronto, di quelli Knorr, sono più gustosi di un piatto di alta cucina francese!

Ongi volta che prearo un risotto pronto non riesco più a trattenere una piccola risara, ripensando a un amico di Manu. L'anno scorso ero appena arrivato a Torino a prenderla per partire verso Leningrado e l'ultima sera siamo ospiti di Andrea, un suo vecchio amico nonchè ottimo cuoco. Ci promette, al nostro ritorno, una cena di quella coi fiocchi. Per invogliarci, come se ce ne fosse bisogno (sappiamo già che al ritorno dai nostri vaggi siamo ridotti a delle belve affamate!) inizia a pensare a un menù e parla di un risotto prelibato. Innocentemente gli dico che di risotti ne mangeremo a sufficienza durante il viaggio, visto che siamo pieni di preparati liofilizazti. Quando sente il nome Knorr, Andrea fa una smorfia di disgusto e mi guarda con pena!

Se solo sapesse quanto sono gustosi in questi momenti!

Rivolgo a lui il mio sorriso mentre mi ustiono la lingua con la prima forchettata.

Ok, la giornata è finita, le energie finiscono insieme al risotto. Non mi lavo nemmeno i denti.

La giornata inizia presto. Dobbiamo lasciare le stanze entro le 9. Ci fa comodo perchè, anche se ci aspettano nemmeno 400 km, dobbiamo attraversare la prima delle frontiere "toste" e in più dobbiamo calcolare l'ora che il fuso ci fa perdere nel giro di pocih metri.

Apriamo il garage in cui abbiamo chiuso tutte le moto, quasi in trance, poche ore prima.

Vado a informarmi se nel prezzo della camera è inclusa la colazione. Mi trovo davanti a un ragazzo elegantissimo. Stona un po' con l'ambiente, ma alla luce del giorno inizio a rendermi conto che in 4 anni quel posto è cambiato parecchio. Mi faccio dare il conto per tutte le camere e arriva la sorpresa. La notte prima avevo capito 70mila per la camera, ora la doccia fredda: sono 70mila a testa. Se la prima cifra era ottima, la realtà era decisamente eccessiva! 140mila lire per quella stanza è un furto!

Cerco di spiegare il malinteso al ragazzo, che parla un ottimo inglese. Non può far altro che allargare le braccia, probabilmente ridacchiando in cuor suo per la mia disavventura.

Con che faccia spiegarlo agli altri? Per fortuna la prendono bene! E' l'inizio del viaggio, stiamo pensando già all'Ucraina che ci aspetta nel pomeriggio, e paghiamo senza troppe proteste il conto.

Avendo pagato un conto così salato, chiedo con la sicurezza (arroganza?) che solo i ricchi hanno, dove dobbiamo andare per consumare la prima colazione.

Mi viene indicato il ristorante annesso al motel.

Saliamo i pochi scalini che ci portano in un ambiente di quella eleganze kitsch che ben conosco. Moquette da tutte le parti, di colori improbabili: violetto, marrone, nero, verde. Piante e fiori finti, slot machine agli angoli, una lampada da discoteca, di quelle con mille faccette a specchio, qualche luce stroboscopica per le serate musicali e, soprattutto, l'odore aspro della cucina dell'Est. Si tratta di un misto di panna acida, crauti, condimenti vari che accompagnano le pietanze fin dal primo mattino.

Ci accomodiamo a un tavolo e il cameriere, anche lui impeccabile, mi porta il menù. Come mi aspettavo è solo in polacco. Ricomincia il gioco d'azzardo delle ordinazioni! Ogni anno capita sempre così: si sceglie a caso nelle varie sezioni del menù, in genere talmente incomprensibile da non capire nemmeno se si tratta di un primo o di un dolce, e si attende con impazienza l'esito della sorte.

In genere va bene, altre volte c'è da sentirsi male.

Veniamo aiutati dal fatto che i menù sono fissi, bisogna solo scegliere tra le 9 possibilità. Una vera lotteria!

Mi arriva un piatto con del prosciutto cotto dal colore improbabile, un fucsia piuttosto acceso. Accanto alcune fette di formaggio, del burro, qualche verdura, un bicchiere colmo di succo d'arancia e, pezzo forte del menù, un bicchiere riempito con un uovo...crudo! Mio padre si leccherebbe i baffi, ma per un animale cittadino come me, un uovo crudo ispira davvero poco.

A Emanuela è andata meglio: l'uovo, che a questo punto mi sembra immancabile da tutti i menù, è sotto forma di una dorata frittata.

Prendo coraggio, ostento sicurezza e comincio a inondare il mio uovo di sale olio e una mpontagna di pepe. Superata la sorpresa iniziale gusto in un attimo quella novità.

Dopo pocih minuti arrivnao anche gli altri e gli spieghiamo il funzionamento del gioco.

Anche se siamo partiti da pochissimi giorni, con Manu riprendiamo immediatamente le abitudini della sopravvivenza. Ci riempiamo per bene lo stomaco con il pane e avanziamo le fette di prosciutto e quelle di formaggio: non si sa mai!

Con la mia solita faccia di bronzo vado serissimo dal cameriere e chiedo altro pane. Quello mi porta immeditamente un intero cestino colmo di fette! Bene!

In un batter d'occhio prepariamo 4 panini ben ripieni, ma come proteggerli?

Mentre eravamo alla ricerca di fazzoletti e affini il cameriere appare sopra le nostre teste. Lo guardiamo con un certo imbarazzo ma lui, professionale e serio come al solito, con un gesto del capo ci chiede il permesso di prendere il piatto con tutti i panini e sparisce nelle cucine.

Dopo due minuti torna con un sacchetto di plastica ben annodato in cui si trovano, accuratamente avvolti nella carta stagnola, i nostri panini clandestini, accompagnati da un po' di tovaglioli di carta! Viva l'arte di arrangiarsi! Ho l'impressione che non siamo gli unici a comportarci in quel modo, o comunque il nostro cameriere ha l'abitudine di arrangiarsi, e senza bisogno di richieste o spiegazioni, ha capito i nostri desideri!

Felici come bambini che finalmente possono giocare come meglio preferiscono, senza più imposizioni da parte di qualche altra persona o condizionati da convenzioni e abitudini, andiamo a finire la preparazione della moto e dei bagagli.

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